
Sto riguardandomi Nosferatu di Murnau e mi sto chiedendo se la lettera "cabalistica" scritta da Nosferatu all'Häusermakler Knock fosse uno schema di sudoku...


Una magnifica sorpresa
Acc, e me ne sono accorta solo adesso... L'8 dicembre 2004 il mitico Angelo Rampon ha commentato il mio post "Amarcord veneto"...! Ecco il suo messaggio:
"Passavo di qui e volevo ringraziarti per il pensiero, per tutto il 2004-2005 troverai nuovi spot miei su Antenna Tre veneto.
Rampon Angelo."
Peccato però che Antenna 3 Veneto qui non si prenda... W ANGELO RAMPON!!!
Vorrei dire soltanto una cosa:
A populu fattu bisogna marchja!!!
Viganallo primi anni '80
Viganallo frazione di Cellio è un luogo che ha influenzato in maniera decisiva il mio gusto e anche il mio modo di pensare.
Di solito, in estate, si partiva la sera dei prefestivi, caricando sulle auto mezza casa e il cane scodinzolante. Talvolta mio fratello e mio zio seguivano sul Novara - Varallo, tragico treno a nafta.
Durante il viaggio era proibito abbassare i finestrini più di mezzo dito (al massimo era concesso il deflettore dal lato passeggero che però era sempre riempito dal muso del cane che cercava invano un po'd'aria), per evitare che improvvidi colpi d'aria nuocessero gravemente alla salute del guidatore (ovvero a mio padre), il quale indossava un fazzoletto messo a mo' di foulard per evitare qualsiasi spiffero.
Dopo avere seguito il cambiamento di paesaggio (risaie - colline - Monte Fenera), al bivio di Borgosesia l'atmosfera cominciava a farsi elettrizzante (l'aria no). Dopo innumerevoli curve, l'entrata in Cellio e cippi commemorativi di incidenti stradali, ecco profilarsi il cartello "Viganallo - fraz. di Cellio".
L'arrivo
Giunti a destinazione, ecco tutta la famiglia pronta a scaricare armi e bagagli. Tutta tranne uno, il guidatore, che con le parole "Ah, sono sudato marcio", scappava a rinfrescarsi e a cospargersi di borotalco per poi infilarsi nel letto, uscendone poco prima dell'ora di cena per sistemare tende di cellophane sulla terrazza, in modo tale da non far passare aria.
Dopo aver fatto su e giù per i 3 piani di scale almeno 4 volte a testa e liberato il cane, ecco iniziare i preparativi per la cena. Pane, arrosti, salumi, patate, verdura, formaggio, frutta estiva, cioccolato e dolci per la famiglia, una pastina in brodo (o, in alternativa, del riso bianco), certosino con marmellata e mezza mela per il guidatore che era, naturalmente, "insciücà" (inzuccato).
Dopo la cena, telegiornale sul televisore 15 pollici in bianco e nero e svariate partite con le carte milanesi della Masenghini regalate dalla Sciura Bianca, spesso a lume di candela, perché la luce se ne andava a sorpresa.
La casa
Ora è doveroso aprire una parentesi per descrivere la nostra sistemazione, ma le parole non riescono a rivelare in modo pregnante quale fosse realmente l'aspetto della casa. Si passava dal giardino, si salivano 3 rampe di scale e ci si ritrovava di fronte a una staccionata in legno chiaro fatta per evitare che il cane inavvertitamente uscisse. Gli spazi vuoti della ringhiera (marrone) erano resi sicuri da una rete verde smeraldo. A sinistra, c'era la porta del cesso, composto da un water e un lavandino. L'arredo era completato da un armadietto (contenente un flacone di deodorante spray Monsieur de Givenchy, forse lasciato da mio cugino), uno specchietto 10x15 sopra il lavandino, un bidet in plastica e, dietro la porta, i bastoni per andare a funghi. Spesso sulla finestrella (che dava direttamente sul cortiletto dei vicini di lato - ci faccio caso solo adesso e mi sento un po'in imbarazzo) c'erano allegri e simpatici opilioni. Per lavarsi, o si andava nel bagno di quelli di sotto o si scaldava dell'acqua e ci si lavava rusticamente nelle bacinelle.
Proprio vicino alla porta del cesso, c'era la camera degli zii, arredata con mobili degli anni '30-'40: un letto matrimoniale in legno scuro con intarsi di fiori, un comodino (in realtà una scarpiera con piano in marmo contenente dentiere, una scatola di latta dei Pavesini raffigurante un pellerossa, contenente a sua volta aghi e fili), una pettineuse con tendina in pizzo (usata come scarpiera, ma nel cui cassetto si nascondevano foto dei primi del '900), una brandina e un'altra scarpiera (dove erano sistemate le bocce). La camera degli zii aveva altre due porte: una dava sulla terrazza che usavamo come un grande soggiorno/sala da pranzo, con sedie d'antan, una panca verde smeraldo, un tavolo bianco con cassettino con pomo in cristallo (dentro c'era una scacchiera, pedine della dama, qualche scacco, sassi bianchi, una matita rossa spuntata, matite temperate con il coltello), una cassapanca che serviva per sistemare tele, pennelli e colori, i materassi blu dove dormiva il cane e infine un carrello per la TV anni '60, sul cui ripiano c'erano giornali scandalistici e fotoromanzi (di svariati anni prima). La seconda porta comunicava invece con la stanza della mia famiglia, dove c'erano un letto matrimoniale e un letto a castello in ferro arancione, un armadio storto in legno chiaro con uno specchio quasi a figura intera. Il muro a fianco del letto matrimoniale aveva una specie di nicchia dove c'erano una statuina della Madonna, un moccolo di candela e una bottiglietta di acetone. La camera della mia famiglia si apriva a sua volta sulla cucina, la summa della casa di Viganallo: un lavandino sovrastato da uno scolapiatti, una stufa a legna anni '50, un tavolaccio - sotto il quale erano accatastati legna e giornali, naturalmente vecchi - coperto da una cerata a fiori, un frigorifero anni'60 ricoperto da figurine e adesivi imbarazzanti, una credenza in legno verde smeraldo, una cucina economica a gas. Naturalmente c'erano dei pezzi forti in cucina: i bicchieri del Biancosarti, i piatti sbeccati e rigorosamente non coordinati tra loro, la teiera autarchica a fiorellini della nonna, ma soprattutto il candelabro ricavato da una bottiglia di grappa marca "La figlia del Corsaro nero". La cucina dava naturalmente sulla terrazza, concludendo così un vero e proprio girone infernale. Chiusa (per ora) la parentesi.
Le formazioni per la notte
Dopo le abluzioni di rito (per ultimo, naturalmente, mio padre, che uscendo si assicurava che le tende fossero ben tirate), si andava a dormire, naturalmente chiacchierando da una stanza all'altra. Mio zio e mia zia dormivano nel lettone della loro stanza, mio cugino - quando c'era - nella brandina, mio fratello (sopra) e mio padre (sotto) nel letto a castello, mia madre e io nel lettone. Vi chiederete per quale arcano motivo mio padre non condividesse il talamo con mia madre: ebbene quel letto lo incocciava.
(Continua)
Urs Althaus (ovvero Una chicca per Danié)
Caro Danié,
ritorno a parlare di Urs Althaus, l'Aristoteles de "L'allenatore nel pallone" e il Venanzio de "Il nome della rosa". Oltre a essere svizzero e un gran figon, il nostro è stato anche calciatore nello Zurigo (http://www.imdb.com/name/nm0022786/bio).
Eh, se non ci fossi io a darti queste chicche...!


You are Marie Antoinette. You were born in Austria, but an arranged marriage made you Queen of France.
What princess are you? Take it and rate it because I worked so hard on it! :)
brought to you by Quizilla
Giuro che non l'ho fatto apposta...
Leonardinha veggente
Prima sul blogghe è passato un americano (con aol - chi mi fa visita dagli Stati Uniti in incognito?) e per due volte uno con Ticinonline mi ha fatto visita... Deve essere un aficionado del blog, perché l'ho notato più volte. Sarà Danié?
A letto col Mereghetti

Ho fatto conoscenza con il Mereghetti (il libro, non l'uomo) a casa di Omé e ora è diventato un modo per trastullarmi allegramente nel letto mentre aspetto che il sonno mi colga. Come? Contando per ogni lettera quanti film ho visto. Per ora sono arrivata alla B (di film che iniziano per B ne ho visti solo 47, purtroppo). Domani sera inizierò la C.
Il Mereghetti (l'uomo, non il libro) deve essere un gran segaballe. Non guarderei un film con lui neppure se mi pagassero. Già me lo immagino, mentre con aria di sufficienza guarda l'ultimo film di Villaggio, pronto a cogliere qualsiasi smagliatura (fisica e cinematografica). Come poter pensare altrimenti leggendo in una sua recensione "Villaggio nudo non è un bello spettacolo"?
Ecco, il Mereghetti è il tipo di persona che obbligherei volentieri a una retrospettiva completa dei film dei Vanzina, sperando che ci arrivi con il calzino bianco corto e il mocassino sporco. D'altronde, da uno che ha dato quattro pallini a "Nashville" ci si potrebbe aspettare anche questo.