Kraftwerk
Prima stavo cazzeggiando sul sito dei Kraftwerk, suonando l'attacco di The Robots, ammirando la mini-versione di The Man Machine e divertendomi con la vera calcolatrice di Pocket Calculator: così mi sono chiesta se i Kraftwerk - dato che qualche anno fa è venuto fuori che erano dei simpatici porcelloni, nonostante la loro apparenza glaciale e robotica - amassero la disco music, abbiano indossato pantaloni a zampa e abbiano mai sognato di fare sesso con Donna Summer.

L'Ingegnerissimo mecenate
L'Ingegnerissimo protegge anche gli artisti... E in un'intervista che ho visto di recente in TV ha persino usato il pronome dimostrativo neutro *ciò*. Francamente non mi aspettavo che fosse così colto. Essì, anche gli ingegneri in fondo sono istruiti.
Mi ricordo che quando Rudi Nierlich è morto ho passato molti giorni a piangere. Tutti mi facevano le condoglianze come se fossi stata la sua vedova.
Poi è passato un po'di tempo, ma mi sono rimasti un vuoto e una malinconia nel cuore. Da allora lo sci non l'ho più seguito con assiduità, era solo un modo per stare male. E allora evitavo.
L'estate successiva sono tornata in Austria, a Mondsee, a un tiro di schioppo da St. Wolfgang, il paese di Rudi. Non finirò mai di ringraziare mentalmente Joe (uno dei nostri professori, stiriano fuoriuscito mentale) che credendo di farci un gran dispetto, per gita aveva organizzato (lui non è venuto, naturalmente), un'infernale camminata su un monte fantozzianamente chiamato "Kalvarienberg". Il percorso terminava proprio a St. Wolfgang, dove sono schizzata a cercare il cimitero, comprando per strada un bouquet di fiori secchi (non avevo trovato neppure un fiorista). Sono tornata dai miei amici un po'più contenta e con in mano una piccola pigna presa dalla tomba come ricordo (non la butterò mai): finalmente avevo fatto quello che volevo fare da mesi.
Nel pomeriggio ci hanno portati a fare un giro su una Rodelbahn (pista da bob a ruote). Sul bob ero al posto dietro, con Thomas, spassosissimo ragazzone di Laives, e ci stavamo divertendo come pazzi. Durante una curva, però, ci siamo sbilanciati un po'troppo e ho sbattuto forte con la testa contro il bordo in ferro della pista. Thomas per frenare si è addirittura rotto le scarpe.
Sono fermamente convinta che qualcuno da lassù mi abbia messo con decisione una mano sulla testa: se non avessi preso la botta poco dietro l'orecchia, probabilmente avrei avuto danni ben più seri. È stata proprio questione di pochi centimetri.
Tornando a Rudi, quando ci penso mi salgono ancora le lacrime agli occhi, ma poi mi viene in mente che l'unica cosa da fare sia fare quello che dice suo padre:
"Wenn ich heute an ihn zurückdenke, dann bin ich dankbar, dass es ihn gegeben hat. Die Kunst ist es, das Schicksal zu akzeptieren." ("Quando oggi ripenso a lui, sono grato per il fatto che sia esistito. L'arte sta nel saper accettare il destino.").
Gli angeli torneranno.
Quel pizzico di fascino in più...
http://www.cofanifunebri.it/calendario-2006.htm
Perché anche il morto vuole la sua parte!