30/05/2009, ore 13:17

Gino e Noemi, due come noi



«La verginità è un valore importante»

«Poco prima che festeggiassi, sono stata al cinema e ho visto I lo­ve shopping. Film stupendo. Mi rivedo nella protagonista»

Poi racconta come spende i suoi soldi: «Shopping, cene, parrucchiere ed estetista. Ado­ro curarmi le unghie. Le fac­cio crescere e poi me le faccio colorare. In questo momento le ho viola».


«Mi sono disegnato le sopracciglia», spiega mostrando fiero e felice il nuovo tatuaggio.

«Se mi pagate vi spiego perché ho dato quella videointervista. Hanno scritto cazzate, un sacco di cazzate. Non si sono presentati come Repubblica, hanno detto che erano stati mandati dalla famiglia di Noemi».
Papà Antonio riassume in modo stringato: «Siamo stati presi per cretini. Dopo ci hanno detto chi erano. Abbiamo fatto una figura di merda».

Ma ecco come lo difende il padre:  «Hanno dipinto mio figlio come un mostro. Chi oggi in Italia non ha precedenti penali?».


Italiani veri.
 

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28/05/2009, ore 21:38

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28/05/2009, ore 17:37

Il libro del Kaiser

Sto leggendo la biografia di Guglielmo II, ultimo Imperatore di Germania, scritta da Virginia Cowles nell'edizione francese pubblicata da Plon (nella mia libreria antiquaria losannese di fiducia non ho trovato nulla in tedesco sul Kaiser).
Non so come mai, ma su di me ha un effetto soporifero che non sperimentavo dall'estate del 1994 leggendo La signora delle camelie di Alexandre Dumas.

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28/05/2009, ore 14:44

Massimino Visconti... chi era costui?



Poco fa, su TG2 Cultura e Società (società può essere, cultura... non esageriamo) hanno trasmesso un servizio sulle bellezze del Lago Maggiore, molto meno famoso del Lago di Garda e del Lago di Como ma - secondo me - molto più bello, anche se, a dirla tutta, il mio preferito resta sempre il Lago d'Orta.

A un certo punto la speaker, che già aveva pronunciato il nome di Stendhal come «Sténdhàl», ha parlato del paese di «Massimino Visconti». In realtà il nome del paese è MASSINO VISCONTI. Magari documentarsi prima di sparare boiate a vanvera?

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24/05/2009, ore 10:43

Così meschinamente anni Cinquanta...

Ieri, su Io Donna, stavo leggendo lo spazio di Aldo Cazzullo. Il giornalista parlava di quello che sta ora al Governo, definendolo «un uomo dalla mentalità anni Cinquanta», che considera le donne come un trastullo con cui divertirsi, da ingannare sempre, da gratificare talvolta con un regaluccio, ma non certo come esseri umani indipendenti e con una propria volontà da rispettare.

Purtroppo, riflettevo, di uomini così in Italia ce ne sono ancora molti: mi riferisco a quelli della generazione del Signor B., troppo giovani per aver vissuto con consapevolezza la Seconda Guerra Mondiale (di cui hanno qualche vago ricordo, sovente mitizzato per farsi grandi con il valore altrui), troppo vecchi per aver condiviso i grandi cambiamenti del Sessantotto. Una generazione per cui tutto è possibile, perché ha vissuto il boom economico e lì - suo malgrado - si è fermata la sua mentalità, che è rimasta meschinamente ancorata a certi «valori»: l'uomo al lavoro, la donna a casa; la madre, la moglie e le donne della sua famiglia sante, tutte le altre donne - salvo per poche eccezioni - puttane che stanno lì apposta per dargliela.

Uomini flaccidi e cadenti che, se hanno fatto carriera, si illudono di fare innamorare di sé le giovani assistenti.
Uomini che, se non hanno fatto carriera, si sentono comunque superiori alle generazioni successive e si beano nello schiacciarle.
Uomini bugiardi che, nella loro megalomania, fanno passare un semplice posto da contabile come un ruolo da alto dirigente d'azienda.
Uomini che si piccano di sapere tutto e di essere di grande raffinatezza, quando hanno delle cadute di stile e di gusto abominevoli.
Uomini da «il riposo del guerriero».
Uomini che in casa non alzano un dito, ma che pretendono, pretendono, pretendono. E basta.
Uomini di cui l'Italia è piena e che cercano ancora di influenzarla con la loro grettezza.
Uomini che hanno rubato agli italiani il sogno di una vita migliore per rendere opulenta la propria.
Uomini di cui ci dovremmo liberare (almeno metaforicamente) per rinascere.
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11/05/2009, ore 10:28

Break...

Dopo una meritata vacanza in Romandia, sabato siamo stati a Milano a vedere con tatostefano e sua moglie la mostra dedicata ai samurai. Ma prima Omé e io abbiamo passato un'oretta in libreria, dove mi sono sollazzata nel nascondere con altri libri l'ultima uscita di Carlo Mazzoni (lo faccio in tutte le librerie che visito).

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